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Attualità domenica 18 ottobre 2020 ore 14:50

​“Mascherine giù al ristorante, su i ricoveri"

Duro monito di Marco Feri, capo della Rianimazione del San Donato, a titolari di locali e avventori. Dibattito social sulle regole anti-Covid



AREZZO — In un ristorante a Milano si può entrare solo se si rispettano alcune regole. Sono quelle del distanziamento tra tavoli e commensali, il lavaggio delle mani e l’uso della mascherina. Già, proprio l’uso della mascherina pure al ristorante. Altrimenti, non si entra. Ma cose si fa a mangiare con la mascherina, si chiederanno i “baldanzosi” della serie tanto a me il Covid non mi prende.

Si può fare senza problemi perché basta tirare giù la mascherina al momento di consumare la pietanza e rialzarla quando si attendono le altre portate. Tutto questo è contenuto nella conversazione social tra cittadini aretini e il dottor Marco Feri, capo della Rianimazione dell’ospedale San Donato e responsabile delle Rianimazioni e Terapie Intensive della zona est dell’Asl Tse che da giorni va ripetendo cosa bisogna fare per arginare il contagio, raccontando come si sta nel suo reparto dove ci sono già sei ricoverati alcuni dei quali intubati. 

Feri anche stamani sul suo profilo Facebook non si risparmia nel raccomandare prudenza e rispetto delle regole, lamentando come ha spiegato a Qui News Arezzo giusto l’altroieri, una sottovalutazione da parte della gente. Merita davvero perché è eloquente e istruttivo, soffermarsi sul botta e risposta di Feri a chi commenta e dice la sua. 

A chi osserva che ci sono persone che non credono al fatto che i ricoveri in Terapia Intensiva siano dovuti al Covid bensì a patologie pregresse aggravate dal contagio, Feri non ha peli sulla lingua: “Codesto discorso che sento mi fa arrabbiare: come se chi ha il diabete o un tumore si deve beccare anche il Covid e deve morire. Ho visto morire persone con malattie croniche che avrebbero vissuto benissimo per altri 30 anni e sono morti!”. Feri ribatte: “Per Covid o con Covid è un discorso che non ha alcun senso. Muore gente che camperebbe benissimo convivendo con la propria malattia. Ma anche queste sono parole al vento per chi non vuol sentire”.

Già, chi non vuole sentire. Come quelli che vanno al ristorante con la mascherina, si siedono, l’abbassano e stanno vicini, si abbracciano come se niente fosse. E’ l’incipit del post del capo della Rianimazione del San Donato che ha generato la discussione social con gli aretini, ma è anche un monito ai ristoratori a far rispettare piccole e semplici regole per la sicurezza di tutti

“Una piccola riflessione dopo aver osservato come ci comportiamo quando andiamo al ristorante. Le persone, anche appartenenti allo stesso nucleo familiare, entrano con la mascherina al ristorante. Si siedono e si tolgono la mascherina, arrivano amici, sempre mascherati, si siedono e si tolgono la mascherina, parlano vicini perché la confusione non permette di sentire bene, le donne si abbrancano, gli uomini si abbrancano... escono e si rimettono la mascherina. Ma non avevamo detto che doveva essere il contrario? La gente non ha capito, i gestori non hanno capito che se non fanno rispettare le regole chiudono, io sono stanco di dire sempre le stesse cose per cui smetterò di fare qualsiasi commento su Covid. Per informazione generale come vedete anche nella stampa o Tg, ad Arezzo attualmente abbiamo 54 pazienti ricoverati di cui 5 in rianimazione intubati ecc. Nessun terrorismo, solo informazione” scrive Feri.

Il suo è uno sfogo, dettato dalla delusione e dall’irritazione di vedere ancora oggi, con i casi di Covid in aumento esponenziale anche ad Arezzo e in provincia, persone che ancora pensano a divertirsi e a socializzare senza rispettare le regole, come se fosse un problema distante da loro. 

Proprio Marco Feri insieme a Danilo Tacconi, responsabile del reparto di Malattie Infettive del San Donato, sono da mesi molto attivi nella comunicazione su come affrontare il virus dal punto di vista dei comportamenti individuali che rappresentano già di per sé un bell’aiuto per contenere il contagio ed evitare che la gente continui a finire in un letto d’ospedale, magari con in tasca un ticket per la Terapia Intensiva. Meglio pensarci prima, che dopo. 

Lucia Bigozzi
© Riproduzione riservata



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