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giovedì 18 ottobre 2018

INCONTRI D'ARTE — il Blog di Riccardo Ferrucci

Riccardo Ferrucci

Riccardo Ferrucci è nato Pontedera e vive a Calcinaia. Giornalista e critico ha pubblicato numerosi volumi sul cinema e sull’arte. Tra le sue pubblicazioni “Paolo e Vittorio Taviani , la poesia del Paesaggio”, editore Gremese. Ha diretto la rivista letteraria Ghibli ed ha collaborato con importanti istituzioni pubbliche. Attualmente è funzionario della Regione Toscana.

​Ascanio : il sogno dell’arte e della poesia

di Riccardo Ferrucci - lunedì 27 agosto 2018 ore 09:32

Ascanio, a sinistra, con Riccardo Ferrucci

Io sono una forza del Passato./Solo nella tradizione è il mio amore./Vengo dai ruderi, dalle chiese,/dalle pale d’altare, dai borghi / abbandonati sugli Appennini o le Prealpi,/dove sono vissuti i fratelli.” Pier Paolo Pasolini

Abbiamo incontrato a Ponsacco l’artista Ascanio (Marco Dell’Agnello) nel suo studio- capanna, dove viveva sua madre. Come ricorda in un suo catalogo “ Fa freddo,… Si, fa freddo Cara Mamma, ma il vero freddo, il gelo, quello vero, insistente, ostinato, entrerà dentro di me, quando Tu non ci sarai più. Solo allora avrò veramente freddo.” E’ un artista fuori dagli schemi e fuori dal mercato Ascanio che possiede un suo mondo poetico e riesce a realizzare opere che hanno una sua grandezza e rimangono impresse negli occhi e nel cuore dello spettatore. E’ una persona che ha molte storie da raccontare e sprigiona il fascino della poesia autentica. E’ sicuramente un autore che vale la pena di conoscere ed i suoi lavori, da autodidatta, non assomigliano a quelli di nessun altro e hanno una forza interiore che è difficile incontrare nella pittura contemporanea. La morte della madre l’ho ha segnato profondamente e soltanto in questa capanna, in un campo alla periferia di Ponsacco, riesce a trovare la sua magica armonia ed a creare delle opere che hanno dentro di se mille ricordi e sollecitazioni diverse.

Viene alla mente una celebre poesia di Pasolini: “ Io sono una forza del Passato./Solo nella tradizione è il mio amore./Vengo dai ruderi, dalle chiese,/dalle pale d’altare, dai borghi / abbandonati sugli Appennini o le Prealpi,/dove sono vissuti i fratelli.” Lo stesso percorso lo compie Ascanio che, in modo stupefacente, estrae dal passato la sua forza dando nuova vita ad oggetti desueti: una vecchia moneta, una bilancia, una vecchia chiave. Sulla sua tavola tutto torna a vivere ed avere un significato sperimentando tecniche nuove e utilizzando materiali assolutamente poco frequentati in pittura : sale, sapone, colle ed altri elementi che creano un effetto unico nei suoi dipinti.

Ha scritto Africano Paffi “ Ascanio compie attraverso le sue opere una ricerca pittorico-plastica con composizioni materiche spiazzanti e fuori dai precedenti schemi di riferimento… I suoi elaborati raggiungono combinazioni tridimensionali fino a suggerire archetipi preistorici collegabili però alla nostra sensibilità contemporanea.” Credo che di Ascanio torneremo a parlare anche in futuro, perché è un autore unico e irripetibile. Potrebbe diventare un vero caso nazionale e lasciare un segno importante nell’arte contemporanea del nostro tempo.

Come hai cominciato a dipingere, racconta il tuo inizio.

Devo raccontare un episodio. Venti anni fa mi trovavo a pescare sul fiume Serchio in Garfagnana e, durante le pause, mi divertivo a decorare una valigetta; passa un signore che mi chiede chi ha disegnato questa valigetta e io gli rispondo che l’ho realizzata io. Il signore mi dice ma questa è un’opera d’arte me la può vendere. Io naturalmente gli dissi di no. Il signore era un pittore mi invito nel suo studio a vedere le sue opere. Da allora mi sono cominciato a interrogare sul significato dell’arte che è entrata in modo casuale nella mia vita, ma niente accade per caso, ed io figlio di contadini ho cominciato ad avvicinarmi all’arte. Il signore mi regalo delle tavole di faesite e mi invito a cominciare a dipingere. Io gli dissi che non sapevo fare nulla ed il signore mi disse che non importava e che dovevo fare quello che sentivo dentro, senza preoccuparmi. Allora sono nati i miei primi tentativi di pittura, opere realizzate utilizzando materiali insoliti, come il sapone e il sale che si struggevano con il calore. Ad esempio avevo fatto un Cristo che si disfaceva per gli elementi materici che avevo usato ed allora dissi che era un cristo piangente per dare un significato alto al mio lavoro, ma era soltanto una reazione chimica che non conoscevo. Sembra una fiaba, ma è in questo modo che mi sono avvicinato alla pittura, all’arte.

Osservando i tuoi lavori si comprende che, sulla tavola, prendono forma dei sogni attraverso una tecnica particolare sia per un dipinto che per una scultura. Come nata l’idea di realizzare delle opere utilizzando materiali come il sale, il sapone o inserendo vecchi oggetti ?

Mi sono avvicinato all’arte con lo sguardo puro di un bambino che non conosce nulla dei materiali e sperimenta tecniche diverse per raggiungere un risultato che non sa dove lo può portare, guidato dal cuore e dalla fantasia. All’inizio del mio percorso volevo mettere nei miei dipinti delle conchiglie e, non conoscendo l’esistenza di una colla specifica, ho utilizzato del sapone “Alga”, che trovavo alla Coop, aveva un bel colore giallo e poi ci ho messo una polverina. Dopo alcune settimane mi accorsi che la polverina cambiava di colore e si ossidava, da qui sono partite una serie di sperimentazioni che ancora mi accompagnano nel mio lavoro. Vorrei ricordare Braque che diceva, nel periodo in cui lavorava con Picasso, che i mezzi limitati, non avere niente a disposizione, genera forme nuove, crea uno stile originale.”

Un altro elemento che si coglie nel tuo lavoro è l’assoluta profondità delle tue opere, sembra che in ogni quadro ci sia un pezzo della tua vita. E’ così oppure a volte riesci ad allontanarti dal tuo vissuto realizzando opere più distaccate?

Tutte le mie opere, oltre trecento, nascono da una profonda vibrazione interiore, non ho mai realizzato un lavoro per passare il tempo, devo sentire un’urgenza, comunicare qualcosa che mi porto dentro, soltanto così nasce una mia nuova opera. Ho conosciuto molti artisti, alcuni conosciuti, che non hanno questa forza, si fanno aiutare da allievi per realizzare le loro opere e spesso il lavoro artistico diventa soltanto routine, soltanto un mestiere come un altro. Credo che molte persone, anche ricche, comprano arte per investimento, ma non amano l’arte e non amano le opere che possiedono.

E’ una tua scelta di essere fuori dal mercato e non avere gallerie di riferimento ?

No, non è una mia scelta. Credo piuttosto che il mio lavoro, essendo fuori dalle schemi e dalle regole ordinarie, possa non essere compreso da un mercante che non riesce a leggere e capire nel modo giusto il mio lavoro. Ci sono persone che mi amano e altre che rimangono indifferenti. Ad esempio i Lunelli, proprietari dello Spumante Ferrari, possiedono dei mie lavori ed i manager del Sigaro Toscano, che festeggiano i duecento anni di vita, hanno voluto anche me, in un libro fotografico realizzato da Oliviero Toscani, perché apprezzano dei mie lavori sul sigaro che ho realizzato attraverso dipinti con inedite trasparenze e con forme piene di armonia.

Quali progetti hai per il futuro ?

E’ una domanda a cui posso rispondere dicendo che realizzando queste opere ho già raggiunto il mio obiettivo, quello che volevo esprimere e comunicare. Se parli di successo e denaro quello è un altro discorso, ma per il resto sono già arrivato, avverto una profonda soddisfazione interiore nell’avere prodotto una serie di lavori che mi rappresentano compiutamente. Diceva mia madre il denaro è come un fuoco se ti avvicini troppo ti bruci se ti allontani troppo hai freddo, devi trovare la giusta dimensione, la giusta distanza e recuperare un proprio equilibrio interiore che, per fortuna, credo di aver raggiunto.

Riccardo Ferrucci

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