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Attualità domenica 20 settembre 2020 ore 16:00

Dolore e rinascita, a Ferrucci il Premio Pieve

La Giuria ha scelto l'autobiografia "Nei miei okki", con cui Tania racconta la discesa all'inferno e il riscatto



PIEVE SANTO STEFANO — I giochi sono fatti. Si è conclusa anche la 36esima edizione che ha sfidato il Covid. E anche Francesco Guccini, la guest star di quest'anno, ha partecipato, perlomento in collegamento.

La Giuria del Premio Pieve Saverio Tutino, infatti, ha premiato l’autobiografia di Tania Ferrucci Nei miei okki. E' il racconto di una vita difficile, la storia di una donna che ha avuto la determinazione e il coraggio di ribellarsi a un destino in cui non si è riconosciuta, di rivendicare con forza il suo diritto all’amore e la sua identità femminile.

Nei miei okki diventerà un libro della collana dedicata all’Archivio diaristico di Pieve Santo Stefano per l’editore Terre di mezzo (2021).

Quest’anno, inoltre, la Giuria del Premio Pieve ha assegnato la menzione speciale all’autobiografia Il sale della vita di Anna De Simone.

La cerimonia di premiazione del 36° Premio Pieve sarà trasmessa in differita mercoledì 23 settembre da Rai Radio3.

La motivazione della Giuria nazionale del Premio Pieve

Tania Ferrucci ci consegna una storia autobiografica di denuncia, scritta con piglio audace e rivendicativo, chiamando a testimone più volte il lettore e interrogandone la coscienza.

Tania è nata nei bassifondi di Napoli nel 1960 in una famiglia disastrata. Il suo corpo è quello di un maschio, anche se fin da piccola si sente “bambina dentro”. Conosce presto la violenza, finisce in orfanotrofio e a tredici anni inizia a prostituirsi per sopravvivere e guadagnare i soldi che le serviranno per realizzare il suo sogno, la costosa operazione di cambio di sesso, che farà a ventisei anni. Diventa una bellissima donna e lavora come ragazza immagine nelle discoteche. Qui incontra alcol e droghe, a cui non sa sottrarsi, ma anche ricchezza e macchine potenti. È ammirata da molti, ma non trova mai risposta al suo più profondo desiderio: quello di conoscere “l’amorevitamia”, un uomo che la ami incondizionatamente. A trentanove anni, nel 1999, entra nelle comunità Saman dove comincia un percorso di disintossicazione e recupero che finirà nel 2010. Da ospite diventa collaboratrice della comunità, per cui lavora ancora oggi.

Il coraggio di ripercorrere la sua storia placa, in parte, gli interrogativi ai quali non darà mai risposta: perché è diversa, come si fa ad essere amati, perché la madre è stata così indifferente e feroce con lei. Trova nella scrittura un riscatto che dà senso al suo passato.

La giuria ha poi segnalato con menzione speciale la vicenda intensa e dolorosa di Anna De Simone. La qualità e la forza della scrittura di questa autobiografia, in cui l’autrice non fa sconti e non chiede comprensione, rispecchiano un percorso di maturazione e di profonda conoscenza di sé e del suo mondo emozionale e affettivo. Anna ha perso la voce a causa di una malattia, queste pagine sono oggi il suo unico mezzo per raccontarsi.



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