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sabato 18 agosto 2018

INCONTRI D'ARTE — il Blog di Riccardo Ferrucci

Riccardo Ferrucci

Riccardo Ferrucci è nato Pontedera e vive a Calcinaia. Giornalista e critico ha pubblicato numerosi volumi sul cinema e sull’arte. Tra le sue pubblicazioni “Paolo e Vittorio Taviani , la poesia del Paesaggio”, editore Gremese. Ha diretto la rivista letteraria Ghibli ed ha collaborato con importanti istituzioni pubbliche. Attualmente è funzionario della Regione Toscana.

​Fabio Calvetti: storie, segni e sogni

di Riccardo Ferrucci - giovedì 14 giugno 2018 ore 14:16

Fabio Calvetti

Firenze - Fabio Calvetti è uno dei pochi autori capaci di inventare un proprio mondo, con un affabulazione che coinvolge e immerge lo spettatore in un luogo sospeso, fuori dal tempo e dal quotidiano. I teatri, le stanze, i letti, le scale, le luci, i colori creati sulla tela, con una tecnica sapiente e raffinata, rappresentano un modo personale di dare vita ad una nuova figurazione, con elementi di modernità che richiamano la precarietà e solitudine del nostro tempo.

Nei tuoi dipinti c’è una forte dimensione narrativa, nei tuoi lavori parti da fatti reali o sono soltanto sogni ?

Il racconto è la cifra stilistica che mi accompagna fin dall’inizio del mio lavoro, il pittore al pari dello scrittore ha un mondo da raccontare e descrivere. In una mostra ogni opera si collega alle altre in un modo di raccontare ampio, la mia operazione artistica è finalizzata a raccontare una storia e dei sentimenti che affiorano dalla mia memoria, dai miei ricordi.

Un altro elemento che ci sembra di cogliere nel tuo lavoro è l’idea di un mistero, di un segreto da penetrare. I tuoi personaggi, le finestre, gli spazi scenici sono come attraversati da una inquietudine, da un racconto che resta come avvolto in un silenzio e in un mosaico da decifrare.

La verità profonda della mia pittura forse non la conosco neppure io, la mia pittura propone un’immagine che deve essere decodificata e ogni spettatore costruisce un proprio senso, vedendo cose diverse. Costruire un’opera aperta, che possiede più livelli di lettura diventa la ricchezza di un quadro, che lascia vari percorsi da seguire e resta comunque la possibilità di andare oltre al realtà ed il visibile per trovare le ragioni profonde di una creazione poetica.

Nei tuoi dipinti ci sono alcuni colori fondamentali per la espressione : il nero, il bianco, il rosso. E’ una scelta casuale o risponde ad una tua ragione poetica ?

I mie colori primari sono il bianco ed il nero. Il mio racconto è minimalista è un operazione che procede per sottrazione, cercando di lasciare solo gli elementi essenziali di una scena. Anche sul piano coloristico procedo per sottrazione lasciando solo i colori essenziali, l’impianto scenico è di tipo quasi teatrale, con l’elemento visuale fondante che nasce dal contrasto tra luce e buio, ombra e illuminazione.

Nell’arte contemporanea spesso la pittura scompare e si assiste ad opere/installazioni che hanno poco del fare artistico. Nel tuo lavoro cogliamo invece un forte legame con la manualità , con un fare artistico che richiama la tradizione toscana e le vecchie botteghe artigianali.

Mi fa piacere che tu abbia colto questo forte legame con il fare artigianale e con la tradizione artistica essenzialmente toscana. Nel sistema dell’arte contemporanea esistono alcuni centri di potere che dettano le regole e stabiliscono il valore di un’opera, personalmente mi sento lontano da questo circuito dell’arte manipolato e guidato da pochi centri di potere. La mia scelta è stata quella di allontanarmi da questa sistema e rinchiudermi nel mio studio e portare avanti una mia ricerca personale. Sono nato con la pittura e non mi sento di abbandonarla, anche se sto cercando strade diverse , ad esempio lavorando sulla terza dimensione realizzando opere in bilico tra pittura e scultura. Non mi guardo troppo intorno, ma la mia ricerca mi spinge a cercare dentro di me le ragioni di una poetica e di un fare artistico nuovo.

La tua nuova mostra è importante perché rappresenta un ritorno a Firenze, la città dove hai studiato e che rappresenta una delle città centrali per la storia dell’arte.

Se dovessi pensare ai grandi artisti che hanno lavorato in questa città questo mi condizionerebbe al punto tale che non deciderei di esporre in questa città per evitare un confronto improponibile. In realtà il tornare a Firenze rappresenta per me un tornare ai tempi della scuola, quando ogni giorno scoprivo opere ed angoli suggestivi di questa bellissima città. La proposta di fare una mostra nei luoghi del passato, a distanza di quarant’anni, mi fa venire alla mente molte cose ed un mondo che è profondamente cambiato. E’ una mostra che serve per guardarmi indietro, ma anche per ripartire per nuove destinazioni. Oggi, dopo anni di viaggi intorno al mondo insieme alle mie opere, il Consiglio Regionale della Toscana promuove una mia mostra proprio in Palazzo Bastogi e via Cavour ritorna improvvisamente davanti a me, obbligandomi ad una riflessione personale sul tempo passato e sul significato profondo del dipingere. Forse cercare di comprendere la realtà attraverso l’arte, oggi come in passato, rappresenta semplicemente un viaggio verso la conoscenza dell’esperienza umana.

Ti vorrei chiedere delle tue mostre e della tua attività internazionale ?

La mia attività pittorica ha ormai sempre di più un carattere internazionale, nel 2017 ho realizzato importanti esposizioni a Seul al Seul Art Center, al Museo Utrillo- Valandon a Sannois (Parigi), a Cannes e Sofia. I successi che ho avuto all’estero dimostrano che la mia pittura ha ormai un carattere universale e trova consensi anche all’estero. Anche adesso è in corso una mostra dei miei lavori in Belgio e ho dei progetti espositivi per la Germania.

Riccardo Ferrucci

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