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Caravaggio e gli 80 anni della Repubblica Italiana in mostra a New York

NEW YORK (ITALPRESS) – Un Caravaggio mai esposto prima negli Stati Uniti e gli ottant’anni della Repubblica italiana celebrati nel Paese che festeggia il 250° anniversario della propria indipendenza. L’Istituto Italiano di Cultura di New York ha inaugurato mercoledì sera, davanti a un pubblico numerosissimo che ha riempito completamente la sala, due mostre dedicate a […]



NEW YORK (ITALPRESS) – Un Caravaggio mai esposto prima negli Stati Uniti e gli ottant’anni della Repubblica italiana celebrati nel Paese che festeggia il 250° anniversario della propria indipendenza. L’Istituto Italiano di Cultura di New York ha inaugurato mercoledì sera, davanti a un pubblico numerosissimo che ha riempito completamente la sala, due mostre dedicate a momenti fondamentali dell’identità italiana: Maria Maddalena in estasi e 1946: The Birth of the Republic.A presentarle il direttore dell’Istituto, Claudio Pagliara, insieme al console generale Giuseppe Pastorelli e al vicepresidente della Camera dei Deputati Giorgio Mulè. Presenti anche l’ambasciatore italiano alle Nazioni Unite Giorgio Marrapodi e il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga.«Due momenti di trasformazione e rinnovamento», li ha definiti Pagliara, sottolineando come arte e storia possano raccontare l’Italia contemporanea. Pastorelli ha svelato il retroscena dell’arrivo del Caravaggio a Manhattan. Il dipinto si trovava a Berlino ed era destinato a Guadalajara, in Messico, per un’esposizione collegata alla grande fiera internazionale del libro, dove l’Italia sarà protagonista. Durante il trasferimento, grazie a un’intuizione di Pietro Folena e dell’organizzazione Metamorfosi, si è presentata l’opportunità di una tappa americana.«Sono occasioni che non si possono perdere», ha spiegato il console, evidenziando l’importanza della collaborazione tra Consolato, Istituto di Cultura, istituzioni e imprese italiane per realizzare iniziative altrimenti impossibili.Il momento centrale della serata è stato l’intervento di Mulè, che ha collegato le due esposizioni attraverso il valore della cultura come strumento di diplomazia.«La cultura è la più alta espressione della nostra identità e una delle maggiori risorse nelle relazioni internazionali», ha affermato, ricordando che gli Istituti Italiani di Cultura non promuovono soltanto arte, letteratura e musica, ma favoriscono il dialogo tra popoli.Soffermandosi sulla Maddalena in estasi, attribuita a Caravaggio dalla storica dell’arte Mina Gregori nel 2014, Mulè ha invitato a riscoprire il valore della contemplazione. In un’epoca dominata dalla produzione frenetica di immagini, fermarsi davanti a un solo dipinto significa vivere un’esperienza emotiva e intellettuale profonda.Il vicepresidente della Camera ha descritto la Maddalena con la testa reclinata, gli occhi chiusi e le lacrime sul volto: un’immagine nella quale «il dolore incontra l’abbandono spirituale». Non una semplice scena religiosa, ma la rappresentazione di un’esperienza interiore universale.Passando alla mostra sulla nascita della Repubblica, Mulè ha proposto un parallelo tra la storia costituzionale italiana e quella americana, richiamando Thomas Jefferson e i principi di libertà, democrazia e ricerca della felicità della Dichiarazione d’indipendenza del 1776.Ha quindi ricordato il lavoro dell’Assemblea Costituente italiana, dove generazioni e culture politiche differenti riuscirono a costruire insieme le fondamenta democratiche del Paese. Particolare attenzione è stata dedicata alle donne e a Teresa Mattei, tra le protagoniste di quella stagione.Il passaggio più significativo ha riguardato Giorgio La Pira, futuro sindaco di Firenze, e un episodio del dicembre 1947, durante le ultime discussioni sulla Costituzione. Il deputato cattolico propose di inserire nel testo un preambolo che richiamasse esplicitamente Dio.Per Mulè, quell’episodio rappresenta lo spirito della Costituente: la capacità di ascoltare posizioni diverse, confrontarsi e trovare un consenso politico rispettoso delle minoranze e del dialogo tra maggioranza e opposizione.«We the People», recita il preambolo della Costituzione americana. «La sovranità appartiene al popolo», stabilisce quella italiana. Due formule che, ha osservato Mulè, esprimono un fondamento comune: la libertà e la democrazia appartengono ai cittadini.Pastorelli ha inoltre annunciato una prossima iniziativa alle Nazioni Unite, con Fedriga e la rappresentanza italiana, dedicata al ruolo di Trieste come centro internazionale della ricerca scientifica. Al centro, l’esperienza del Centro internazionale di fisica teorica, nato anche grazie all’impegno del premio Nobel Abdus Salam, esempio di cooperazione scientifica aperta ai ricercatori del Sud globale.In chiusura Pagliara ha ricordato che le celebrazioni americane proseguiranno con un omaggio a un italiano legato a Jefferson e ai principi di uguaglianza.La serata è proseguita con il taglio del nastro e la visita alle due esposizioni.-foto xo9/Italpress(ITALPRESS).

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