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Sabato 03 Gennaio 2026

DISINCANTATO — il Blog di Adolfo Santoro

Adolfo Santoro

Vivo all’Elba ed ho lavorato per più di 40 anni come psichiatra; dal 1991 al 2017 sono stato primario e dirigente di secondo livello. Dal 2017 sono in pensione e ho continuato a ricevere persone in crisi alla ricerca della propria autenticità. Ho tenuto numerosi gruppi ed ho preso in carico individualmente e con la famiglia persone anche con problematiche psicosomatiche (cancro, malattie autoimmuni, allergie, cefalee, ipertensione arteriosa, fibromialgia) o con problematiche nevrotiche o psicotiche. Da anni ascolto le persone in crisi gratuitamente perché ritengo che c’è un limite all’avidità.

​La depressione infantile di Roger Waters e la propaganda di guerra"

di Adolfo Santoro - Sabato 03 Gennaio 2026 ore 08:00

La depressione infantile è la radice di fenomeni complessi che interconnettono l’ignoranza e il deficit di ragionamento, l’ipnosi e la predisposizione ad essere oggetto di propaganda-pubblicità all’interno della catena di sant’Antonio della piramide sociale in cui chi è al vertice scambia facilmente con qualche altro il ruolo di vittima e aguzzino.

Nel film The wall, che è un’autobiografia di guarigione di Roger Waters, il musicista dei Pink Floyd, questa intricata ragnatela è mirabilmente rappresentata. Il giovane Roger è rimasto orfano di padre che, pur essendo pacifista, si era arruolato per contrastare gli abusi della nazione tedesca in Europa ed era morto in questo nobile tentativo. Il vuoto della figura paterna comporta la depressione infantile, che si esprime nell’affannosa e fallimentare ricerca di un padre sostitutivo. Al piccolo non resta che la ripetizione nel gioco del suo dramma, che permette il momentaneo svincolo dall’oppressione del dolore della madre, la vedova Waters. Il gioco, il play, diventa la funzione di sopravvivenza e il preludio alla maturazione artistica, come è stato acutamente espresso, anzi tutto, da Winnicott. Ma le prime rime infantili di Roger sono scoperte da un maestro sadico, che in classe non tollera la disattenzione del piccolo: lo deride davanti alla classe e lo punisce con la bacchetta, come comanda il sano codice educativo britannico. Al piccolo Roger non resta che immaginare che il suo persecutore sadico sia, a sua volta, vittima di una moglie sadica, che così diventa quasi l’agente segreto vendicativo di una società sadica. La realizzazione cinematografica di The wall è per Roger Waters l’atto artistico che lo ha aperto alla liberazione dalla dipendenza infantile e all’impegno nella lotta di liberazione dagli abusi dell’impero britannico … proprio quell’impero che ha favorito l’abuso, simile a quello di Hitler, della fondazione di uno stato ideologicamente inventato, come quello di Israele …, perseguitato dalla ubris originaria, che lo obbliga compulsivamente ad espandersi alla ricerca di uno spazio vitale che non basta mai.

Nella depressione infantile la ricerca impossibile di un padre fuori di sé si esprime nella predisposizione alla dipendenza, che è organizzata su un vissuto emotivo-cognitivo: la creduloneria. Questa non è semplicemente ingenuità, ma è rinuncia attiva alla facoltà di giudizio. Il soggetto che si comporta da oggetto non solo non capisce, ma non vuole capire, perché il pensiero critico comporta fatica, conflitto interno e responsabilità. Il credulone non cerca il vero, ma il confortevole. Il falso Sé, che consegue alla rinuncia ad essere Soggetto, si perpetua nei contesti che sono ritenuti affidabili, ma che, come il Lupo della fiaba di Cappuccetto Rosso, sono, a loro volta espressione del falso Sé sociale.

È quello che avviene nei contesti dell’ipnosi, della pubblicità e della propaganda. La narrazione semplificata di questi contesti dà sollievo perché offre un nemico chiaro, una promessa immediata o un’identità pronta all’uso. L’ipnosi non è coercizione: è collaborazione: chi ci crede lo fa perché desidera credere, desidera l’inganno, perché la verità implica solitudine, conflitto e responsabilità.

L’uomo si disumanizza così, perché rinuncia alla spinta a crescere tramite il dubbio, l’autocorrezione e la capacità di dire potrei sbagliarmi. Quando queste facoltà vengono atrofizzate, l’individuo resta biologicamente umano, ma funzionalmente strumentale: reagisce a stimoli, slogan, immagini, come un sistema addestrato, come un ratto nella gabbia dello sperimentatore.

La creduloneria non è un difetto occasionale, ma il risultato prevedibile di meccanismi cognitivi normali, sfruttati sistematicamente. Il cervello, come organo energeticamente pigro nella ricerca di un padre fuori di sé, non cerca la verità, ma l’economia facile e per sopravvivere sviluppa scorciatoie mentali (bias cognitivi). La propaganda vince perché riduce la complessità, accelera le decisioni, evita le ambiguità. Il pensiero critico, al contrario, è costoso.

I bias della creduloneria comprendono anzi tutto i bias di conferma: tendiamo a cercare informazioni che confermano ciò che già crediamo e ignoriamo o screditiamo quelle contrarie. La propaganda non convince tutti, ma rafforza chi è già predisposto. L’effetto in costui è la verità illusoria: una cosa ripetuta abbastanza volte sembra vera, anche se sappiamo che è falsa. La pubblicità non argomenta, ma martella. La ripetizione sostituisce la dimostrazione. Il linguaggio usato è quello del fascino: ciò che è vivido, emotivo, recente sembra più vero o più frequente. La propaganda, perciò, usa immagini, storie, paure, non dati.

Ci sono poi i bias dell’autorità: se lo dice un esperto, una celebrità, una figura di potere, la mente abbassa le difese. Lo spirito critico viene delegato. Per conformismo l’individuo preferisce sbagliare con il gruppo piuttosto che avere ragione da solo.

Nella vita quotidiana del mondo condiviso la suggestionabilità, connessa all’ipnosi, aumenta quando siamo stanchi, emotivamente attivati da paura, rabbia o desiderio, oppure sovraesposti a stimoli. La società moderna dell’iperconnessione condivisa crea stati ipnotici leggeri ma continui (scroll del cellulare, notifiche, slogan). Non c’è trance profonda, ma c’è attenzione frammentata.

Quando una credenza viene minacciata: la mente prova disagio, e lo riduce difendendo la credenza, non cercando la verità. Più un’idea è identitaria, più è immunizzata dai fatti. La propaganda efficace non informa: identifica.

Il punto più duro da accettare è questo: la creduloneria non richiede individui deboli, ma individui normali in contesti malati: un ambiente rumoroso, emotivo, accelerato si riflette nel pensiero, non nella riflessione. Il rumore del contesto e della storia si traduce in un pensiero rumoroso, che dà tregua momentanea solo agendo l’abuso originario.

La propaganda moderna non ordina, ma seduce. Non dice obbedisci, ma sei speciale, te lo meriti, tutti fanno così. L’ipnotizzabilità nasce da un sovraccarico informativo, dalla velocità che impedisce la verifica, dall’emotivizzazione costante del discorso pubblico. In questo contesto, lo spirito critico appare quasi come un difetto antisociale.

La propaganda di guerra, in particolare, usa spesso una frase distorta di Vegezio, un funzionario e scrittore del Tardo Impero Romano: se vuoi la pace, prepara la guerra. L’effetto di propaganda mediatica di questa frase è legata all’autorevolezza attribuita all’antica Roma e al fatto che la frase deve essere ripetuta abitualmente da un politico in cui il popolo crede.

Il pensiero critico, la riflessione, smonterebbe facilmente questa coazione a ripetere. Non solo perché il gerarca della propaganda nazista Joseph Goebbels soleva dire: Ripetete una bugia un certo numero di volte e diverrà verità. Non solo perché il politico che ripete pappagallescamente questa frase non ha lo spessore di studi storici (l’autorevolezza della politica che ripete questa frase si basa su un diploma di maturità linguistica, che si lascia millantare come liceo linguistico, il che apre ad un problema enorme, quello della formazione etica continua di chi va al potere … di questo argomento ne scriverò poi). Ma soprattutto perché Vegezio visse nello stesso secolo della caduta dell’Impero Romano: la sua propaganda bellicista colluse con la caduta dell’Impero precludendo altre possibili esplorazioni: non c’era più tempo per la guerra, c’era solo tempo per la pace. L’ingloriosa deposizione dell’ultimo imperatore, Romolo Augustolo, ad opera dei barbari fu anticipata dal suo slogan … ed è quello che sta succedendo nell’attuale mondo condiviso dell’Impero d’Occidente: non c’è più tempo per la guerra, c’è tempo solo per la costruzione della pace!

L’ignoranza della storia romana disinvoltamente esibita dalla politica di cui sopra è d’altra parte condivisa dalla presunta opposizione: non c’è stato nessun esponente dell’opposizione che abbia bacchettato la propagandista quando ha reiterato nella sua narrazione storica, presentata come espressione dell’antica Roma e non come espressione del Tardo romano Impero … tardo in tutti i sensi, come avviene nella fine degli imperi. I veri scrittori dell’antica Roma erano prevalentemente pacifisti: soprattutto Lucrezio, ma anche Tibullo, Sallustio, Catullo, Orazio, Seneca e, perfino, l’ambiguo Cicerone.

Ma si sa: l’ignoranza è mal comune e quindi mezzo gaudio.

Ne consegue che esiste una responsabilità etica della creduloneria, che deriva dal fatto che tutti – le élite e il popolo -, prima di pensare, parlare, agire e scegliere i mezzi di sostentamento dovremmo accettare che vivere in un mondo complesso implica l’obbligo alla formazione continua verso la riflessione e il pensiero critico … altrimenti la democrazia è una forma di governo che porta all’estorsione del consenso e quindi all’autoritarismo democratico, che è una forma femminile, manipolativa, del fascismo.

La resistenza al fascismo si configura allora come lentezza, sospensione del giudizio, alfabetizzazione ai meccanismi della persuasione e le pratiche di resistenza diventano rallentare prima di reagire, distinguere emozione da argomento, costruire attivamente il ragionamento disconfermante, tollerare l’incertezza … formarsi continuamente.

Nel frattempo la politica di cui sopra è stata la preferita nel sondaggio dei lettori del Telegraph, davanti a Milei e a Trump, che hanno apprezzato in lei l’identità, il pragmatismo e l’influenza europea avendo imposto la sua agenda sulla migrazione ed essendo divenuta così l’espressione del buon governo. nel frattempo gli incidenti di caccia con morti e feriti sono continuati. Nel frattempo, come ad ogni Capodanno, i Pronto Soccorsi italiani si sono riempiti di centinaia di feriti da botti, alcuni dei quali sono stati sottoposti a costosi interventi chirurgici pagati dalla collettività a scapito dei malati normali, che sono condannati alle liste d’attesa.

È la guerra, baby! È bella, anche se fa male!

Adolfo Santoro

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