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Sabato 18 Luglio 2026

DISINCANTATO — il Blog di Adolfo Santoro

Adolfo Santoro

Vivo all’Elba ed ho lavorato per più di 40 anni come psichiatra; dal 1991 al 2017 sono stato primario e dirigente di secondo livello. Dal 2017 sono in pensione e ho continuato a ricevere persone in crisi alla ricerca della propria autenticità. Ho tenuto numerosi gruppi ed ho preso in carico individualmente e con la famiglia persone anche con problematiche psicosomatiche (cancro, malattie autoimmuni, allergie, cefalee, ipertensione arteriosa, fibromialgia) o con problematiche nevrotiche o psicotiche. Da anni ascolto le persone in crisi gratuitamente perché ritengo che c’è un limite all’avidità.

Il nesso tra cambiamenti climatici e salute umana

di Adolfo Santoro - Sabato 18 Luglio 2026 ore 08:00

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto, nel 2021, che i cambiamenti climatici sono la più grande minaccia per la salute umana. Questo fatto è stato ribadito nel corso della recente Giornata Europea per le Vittime della Crisi Climatica, organizzata dal World Bank Group per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’aumento esponenziale di eventi letali: secondo il report Who is most at risk? oltre 4,5 miliardi di persone nel mondo sono esposte a gravi pericoli climatici (siccità, alluvioni, ondate di calore) e ben 1,5 miliardi vivono in condizioni di estrema vulnerabilità: più della metà della popolazione mondiale è destinata a subire almeno un grave shock climatico nel corso della propria vita.

Nella sola Europa, circa 250 milioni di persone sono a rischio a causa del cambiamento climatico, con circa 35 milioni di individui considerati ad altissima vulnerabilità. Uno studio del Joint Research Centre (JRC) dell’UE, pubblicato sulla rivista The Lancet Planetary Health, ha analizzato l’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute in Europa. Secondo le proiezioni, entro il 2100 circa 351 milioni di persone (quasi due terzi della popolazione europea) potrebbero essere esposte ogni anno a eventi meteorologici estremi potenzialmente letali se non verranno attuate misure di mitigazione adeguate: la mortalità legata a eventi climatici estremi viene stimata fino a 441.000 potenziali vittime in Europa se il riscaldamento globale non sarà limitato.

Tra i Paesi europei la seconda nazione più esposta è l’Italia, dove gli eventi meteorologici estremi hanno provocato oltre 38.000 vittime e causato danni per più di 135 miliardi di euro dal 1980 ad oggi.

Per far fronte a tali emergenze, il World Bank Group ha ridefinito la propria strategia (attraverso il Climate Change Action Plan), spostando il focus dal mero stanziamento di fondi (riducendo gli obiettivi finanziari rigidi) agli impatti concreti sul campo, come la riduzione delle emissioni e il potenziamento dell’adattamento locale per le comunità più a rischio. Lo studio evidenzia che l’aumento della frequenza e dell’intensità di queste calamità sta mettendo a dura prova la capacità delle istituzioni di prevenire e gestire in modo tempestivo le crisi, colpendo non solo gli ecosistemi, ma anche l’industria del turismo e la sicurezza stessa di cittadini e viaggiatori. I pericoli sono divenuti il secondo criterio quando si pianifica un viaggio: secondo l’European Travel Commission la sicurezza, il clima e i costi stanno ridisegnando le scelte dei turisti nel 2026: se da un lato il desiderio di viaggiare tocca il traguardo record dell’82% per i mesi estivi, dall’altro le tensioni geopolitiche e le condizioni meteorologiche estreme pesano sempre di più sulle decisioni; la sicurezza è il criterio principale nella scelta della destinazione: è indicata dal 22% dei viaggiatori, seguita dalla ricerca di un clima piacevole e stabile (15%) e dalle offerte vantaggiose (14%).

Secondo un recente rapport dell’Agenzia Europea dell'Ambiente (European Environment Agency - EEA), l’agenzia dell’UE con sede a Copenhagen che fornisce dati indipendenti e qualificati per supportare le politiche di tutela ambientale e sviluppo sostenibile, i dieci principali eventi climatici estremi in maggiore aumento in Europa sono: 1) ondate di calore, in aumento in 29 paesi; 2) alluvioni, in aumento in 28 paesi; 3) siccità, in aumento in 27 paesi; 4) piogge torrenziali: in aumento in 26 paesi; 5) incendi: in aumento in 25 paesi; 6) scarsità idrica, in aumento in 25 paesi; 7) frane, in aumento in 14 paesi; 8) tempeste: in aumento in 13 paesi; 9) cicloni, in aumento in 6 paesi; 10) valanghe, in aumento in 3 paesi. La proiezione di queste calamità per la fine del secolo viene stimata al 97% per le siccità che si verificano circa una volta all’anno e che si concludono con precipitazioni ancora più estreme. Secondo le previsioni della World Meteorological Organization, gli incendi cresceranno del 14% entro il 2030, del 30% entro il 2050 e addirittura del 50% entro la fine del secolo.

È preoccupante il basso livello di coinvolgimento in Europa nella percezione del nesso tra cambiamento climatico e salute. Ogni anno, il progetto Lancet Countdown in Europe fa il punto sull’impatto crescente dei cambiamenti climatici sulla salute in tutto il continente. Avvalendosi del lavoro di una rete interdisciplinare di ricercatori, il progetto monitora i rischi per la salute legati al clima, gli sforzi di adattamento e mitigazione, i finanziamenti e il coinvolgimento del pubblico per valutare se l’Europa sta tenendo il passo con una crisi in escalation. Questo progetto, istituito nel 2021, ha pubblicato la terza edizione del suo rapport in occasione della Giornata della Terra, il 22 aprile: il rapport ha evidenziato il crescente impatto dei cambiamenti climatici sulla salute, con un forte aumento dei decessi legati al caldo in tutto il continente. Se da un lato gli investimenti nelle energie rinnovabili e nei piani nazionali di adattamento sono in aumento, dall’altro l’attenzione verso il clima e la salute è in calo. Nel rapport si osservano anche tendenze positive, ad esempio un numero di paesi senza precedenti ha attuato un piano nazionale di adattamento sanitario per minimizzare i rischi e la vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Nonostante ciò il preoccupante calo di interesse per i cambiamenti climatici e la salute in tutti i settori della società è evidenziato dai punti nodali del rapport:

1. Il titolo del rapport Una finestra di opportunità sempre più ristretta racchiude l’urgenza della constatazione scientifica. I dati epidemiologici e climatologici accumulati negli ultimi anni dimostrano che i ritardi accumulati nella transizione ecologica si stanno traducendo direttamente in vite umane perse, aumento delle patologie e sovraccarico dei sistemi sanitari. La finestra si restringe perché molti dei cambiamenti climatici stanno raggiungendo punti di non ritorno (tipping points), rendendo gli sforzi di adattamento futuri molto più costosi e meno efficaci.

2. L’Europa, pur essendo una regione economicamente avanzata, presenta vulnerabilità uniche: a) le ondate di calore estremo: l’Europa si sta scaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale; per una popolazione anziana e con un alto tasso di malattie croniche come quella europea, il caldo estremo si traduce in un aumento vertiginoso della mortalità cardiovascolare e respiratoria, oltre che in un incremento degli accessi ai pronto soccorso; b) le malattie infettive e vettoriali: il riscaldamento globale e i cambiamenti nei pattern delle precipitazioni stanno espandendo l’areale geografico di vettori come le zanzare Anopheles e Aedes (responsabili della diffusione di virus come Dengue, West Nile e Chikungunya) e delle zecche, rendendo l'Europa meridionale e centrale sempre più esposta a epidemie precedentemente rare o assenti; c) la sicurezza alimentare e idrica: siccità prolungate (specialmente nel bacino del Mediterraneo) compromettono i raccolti e la disponibilità di acqua potabile, influenzando la nutrizione e la salute pubblica complessiva; d) la salute mentale: l’eco-ansia, lo stress da disastri naturali (alluvioni, incendi boschivi) e lo sfollamento di intere comunità stanno lasciando un segno profondo sul benessere psicologico dei cittadini europei.

3. Viene richiesta un’Azione Sanitaria Decisiva, basata sulla salute come motore dell’azione politica: La salute non deve essere vista solo come una vittima del cambiamento climatico, ma come la principale motivazione per agire; questo approccio si traduce in politiche di co-beneficio sanitario: a) decarbonizzazione rapida: ridurre l’uso di combustibili fossili non serve solo a raffreddare il pianeta nel lungo termine, ma migliora immediatamente la qualità dell’aria, prevenendo centinaia di migliaia di morti premature all’anno in Europa per malattie polmonari e cardiache; b) sistemi sanitari resilienti e verdi: gli ospedali e le infrastrutture mediche devono essere pronti a reggere l’impatto di eventi estremi, ma devono anche ridurre la propria impronta carbonica (il settore sanitario globale è responsabile di circa il 4-5% delle emissioni globali); c) transizione verso diete sostenibili: promuovere diete più ricche di alimenti di origine vegetale riduce sia l’impatto ambientale dell’agricoltura intensiva sia l’incidenza di malattie non trasmissibili (obesità, diabete, tumori).

Le convinzioni condivise, la comunicazione persuasiva e la fiducia sono ingredienti importanti per mobilitare il coinvolgimento, soprattutto per un argomento in qualche modo controverso come il cambiamento climatico. Il rapport osserva che la scienza avanza più velocemente del dibattito pubblico e politico; il nesso tra cambiamento climatico e salute è misurato contando il numero di studi pubblicati ogni anno: si osserva un numero crescente di studi pubblicati a partire dal 1990, la maggior parte dei quali si concentra sugli impatti, mentre gli studi sulla mitigazione e sull’adattamento sono sproporzionatamente inferiori. Quasi tutta questa ricerca è concentrata in regioni in cui le tendenze climatiche osservate possono essere attribuite all’attività umana: Regno Unito, Italia e Spagna.

Altri settori della società, come i politici e i media, mostrano invece uno scarso coinvolgimento nel percepire il nesso tra clima e salute. Ciò rende difficile promuovere politiche ambiziose.

L’intelligenza artificiale sta rivelando i punti deboli del dibattito su clima e salute. I politici europei continuano a trattare il clima e la salute come questioni separate: ad esempio dei 4477 discorsi nel 2024 al Parlamento europeo (di cui 204 hanno menzionato il cambiamento climatico e 341 la salute) solo 21 di questi hanno menzionato sia il cambiamento climatico che la salute nello stesso discorso. Per quanto riguarda i singoli Paesi, mentre Germania, Slovenia e Portogallo hanno fatto due discorsi nella UE individuando il nesso, l’Italia non ha fatto nessun discorso, pur collocandosi al secondo posto nei discorsi riguardanti il cambiamento climatico (43 discorsi della Spagna e 33 dell’Italia) e al quinto posto nei discorsi riguardanti la salute (dopo Irlanda, Spagna, Germania e Francia).

I media avrebbero il potere di colmare, o ampliare, il divario. Nell’indicatore relativo ai media, si osserva che circa il 13.5% dei post sui social media su TikTok collegano il cambiamento climatico agli impatti sulla salute: l’Italia si colloca in una posizione intermedia tra l’alto coinvolgimento di Germania, Repubblica Ceca e Turchia e il basso coinvolgimento di paesi baltici, Francia e Portogallo.

Le istituzioni sanitarie pubbliche sono nella posizione ideale per cambiare questa situazione ponendo la salute al centro della comunicazione dei rischi climatici, promuovendo programmi politici che integrino anziché separare queste problematiche e responsabilizzando gli attori politici su entrambi gli aspetti:

1. inquadrando il clima come salute pubblica e umanizzando i dati per far percepire il cambiamento climatico non come una minaccia astratta del futuro, ma come un'emergenza sanitaria attuale, occorre cambiare radicalmente la narrazione attraverso a) il Bollettino della Salute Climatica, che integri le previsioni meteo tradizionali (specialmente in estate o durante eventi estremi) con indici di impatto sanitario immediati (ad esempio, non limitandosi a comunicare ci saranno 40°C, ma associando il dato al livello di stress termico per cardiopatici o anziani, e ai livelli di ozono troposferico e polveri sottili; b) le prescrizioni verdi e l’informazione medica, che formino i medici di base e i pediatri affinché diventino i primi divulgatori (un medico che spiega a un paziente asmatico come l’aumento delle temperature prolunghi la stagione dei pollini, o a un paziente iperteso come difendersi dalle ondate di calore, rende il legame clima-salute immediato e personale);

2. comunicando tra settori e abbattendo i compartimenti istituzionali (scienziati, urbanisti, politici e medici spesso parlano linguaggi diversi e lavorano in compartimenti stagni) attraverso a) tavoli interministeriali permanenti tra Ministero della Salute, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: nessun piano urbanistico o energetico dovrebbe essere approvato senza una Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) preventiva; b) hub di traduzione scientifica per i media con piattaforme indipendenti (sul modello dei Science Media Centre britannici), dove i giornalisti possano trovare rapidamente riassunti non tecnici, grafici pronti all’uso e contatti di esperti in grado di spiegare in modo semplice la correlazione tra un evento climatico locale e la salute pubblica.

3. usando l’Intelligenza Artificiale per il monitoraggio e l’ascolto sociale in tempo reale attraverso a) un Osservatorio Semantico Europeo, che sviluppi una dashboard alimentata da IA che analizzi quotidianamente e in tempo reale milioni di fonti (articoli di giornale, atti parlamentari, social media in tutte le lingue europee); b) una sintesi automatica mensile delle prove scientifiche al fine di facilitare il lavoro dei decisori politici locali;

4. abbinando le prove all’azione, in modo che le prove scientifiche siano tradotte in strumenti legislativi e operativi immediatamente applicabili attraverso a) meccanismi di Scienza su richiesta (Science-to-Policy), che crei canali rapidi attraverso cui i parlamenti e le giunte regionali possano commissionare studi d’impatto urgenti a consorzi universitari prima di legiferare su trasporti, sanità o agricoltura; b) la redazione da parte dei Comuni di Piani di adattamento locale vincolanti, che includano azioni concrete e misurabili (ad esempio, piantumazione di alberi per ridurre le isole di calore nei quartieri più vulnerabili, creazione di rifugi climatici pubblici, cioè isole di verde, per le fasce fragili;

5. individuando nuovi indicatori di benessere (key performance indicators o KPI) attraverso a) un cruscotto dei KPI di Salute Climatica, che affianchi i tradizionali indicatori economici (PIL, occupazione) e ambientali (emissioni ridotte): numero di ricoveri ospedalieri attribuibili alle ondate di calore o all’inquinamento atmosferico, giornate di lavoro perse a causa di temperature estreme, copertura arborea urbana pro capite nei quartieri a basso reddito, percentuale di budget sanitario investita in prevenzione e resilienza climatica; b) il Green Budgeting Sanitario, che leghi i finanziamenti destinati alle regioni e alle aziende sanitarie anche al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità (riduzione dei rifiuti ospedalieri, efficientamento energetico degli ospedali) e di resilienza (piani di emergenza attivi per le ondate di calore).

Sarà possibile questo in Italia, dove la Sanità Pubblica viene quotidianamente erosa a favore della Sanità dei ricchi, dove almeno la metà dei Cittadini sembra non accorgersi minimamente del nesso tra clima e salute, dove la maggioranza di governo in Senato ha presentato un emendamento, poi bocciato, volto a cancellare il principio per cui il Sistema Sanitario Nazionale copre anche la parte "socio-assistenziale" delle cure ... come dire che un malato di Alzheimer o un malato in RSA o un tetraplegico a casa non dovrebbe più servirsi dell’assistenza integrata, cioè della copertura da parte dello Stato di cure mediche, igiene personale, aiuto a mangiare e mobilizzazione?

Adolfo Santoro

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