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Mercoledì 12 Agosto 2026

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Giustizia, verità, belleza: parvenze

di Nicola Belcari - Mercoledì 12 Agosto 2026 ore 08:00

Nel nostro mondo, quello della nostra vita qui e ora, la Giustizia è calpestata, ed è possibile perché insieme è calpestata la Verità.

Della triade di valori assoluti soltanto la Bellezza è ancora visibile in oasi di sopravvivenza nella Natura, assediata dalle opere dell’uomo che, a parte la vera arte, sparge a piene mani il suo opposto, la sua negazione in accordo al trionfo dell’ingiustizia e della falsità.

La Bellezza è nell’universo vegetale e minerale, è nelle forme inarrivabili delle piante e delle rocce che l’uomo al momento non è riuscito a distruggere ma non è escluso che un giorno non possa farlo.

“La Bellezza promette ma non può mantenere. La Bellezza infligge un delizioso tormento” (Simone Weil).

La Giustizia spesso si confonde con il diritto. Siccome nella notte dei tempi vigeva l’arbitrio puro di un re s’è creduto di limitare quella prepotenza con leggi scritte in modo da vincolare anche le sue azioni. Era un progresso che attenuava solo di un’ombra un potere assoluto, una goccia nel mare.

Il diritto è la sanzione della forza che non s’accontenta di vincere ma vuole che le sue sopraffazioni o semplicemente il suo volere sia imposto come giusto, normale, razionale.

Immaginiamo il giorno nel quale il sindacato dei lavoratori, un’organizzazione che è una contraddizione in sé nel compito di mercanteggiare una schiavitù, anziché dire: “i diritti degli operai devono essere rispettati!” dicesse: l’operaio chiede Giustizia! Sarebbe il dies irae?

In tribunale l’uomo di una periferia degradata, il barbaro che appunto ba-ba è privato di un patrimonio di parole al cospetto di quello in toga, subisce la violenza del verbum iuris. E se un giorno si giovasse di un difensore che, invece di trattare del motivo per cui si trovano lì, esprimesse per lui il dissenso e la protesta per quella prevaricazione?

Della Verità nemmeno c’è la pretesa. Solo una dose ingente d’ingenuità può far credere di conoscerla. Un’usurpatrice camuffata ne ha solo le sembianze nel mondo delle illusioni e del dominio incontrastato della menzogna eretta a sistema.

Della Verità ne esistono tante versioni quanti sono i partiti politici, i giornali, le tivvù, non c’è filosofia logica o metodo o scienza che tenga.

Giustizia, Verità, Bellezza stanno insieme: non c’è l’una senza le altre.

Vivono in cielo. Giù da noi circolano i loro sosia.

Nicola Belcari

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